Com'è piccolo il mondo. Com'è difficile guardarsi dentro. ma importante. e poi nemmeno tanto brutto. ti accorgi che è piccolo, davvero piccolo il mondo. e breve, davvero purtroppo troppo breve, la vita. verrebbe da correre. e da comprendere e giustificare tutti quelli che lo fanno. eppure è il contrario. rallentare. fermarsi a guardare. a guardarsi. dentro. per poi scoprire che forse dentro così tanta roba non ci sta. e bisogna trovar un modo per farla uscire. una lettera. un dipinto. una corsa. un urlo. o qualcosa di più. o forse qualcos adi meno. un rumore. un sospiro. una canzone. un movimento delle foglie. basta socchiudere gli occhi. e sorridere. lasciandosi cadere nell'erba. farsi accarezzare dal sole. e vederlo sparire. di fretta. anche lui. e accorgersi che è passata, in fondo, solamente una giornata. e poi un'altra. e poi un'altra. e quei sogni ristagnano nella mente. le idee che si fanno bolle di sapone. esplodono. ogni giorno. e nuove altre se ne formano. la voglia. la voglia, per carità. quella non si esaurisce. mai. sarebbe come non aver più ossigeno. o acqua. guai. senza l'acqua. come placherei la sete. con la birra. e poi la pancia chi la sente. e lo stomaco. già. lo stomaco poi. altro che acqua. camomilla. per sedare i dolori. per calmare i nervi. per distendersi. per giacere finalmente in santa pace. con la testa vuota. con i polsi liberi. e le mani stanche. carezzar dolcemente il mio micione. che di notte, spesso, mi fa compagnia. e di giorno, talvolta, mi segue per casa. al computer. in cucina. poi di notte urla. forse perchè mi vede crollare davanti allo schermo. e si arrabbia. mi vorrebbe a letto. che personaggio strano. io. se rinascessi sarei senz'altro un gatto persiano. non tanto per la pigrizia, forse uno dei pochi vizi capitali ai quali posso tranquillamente resistere. ma quanto per lo stile di vita. il tenore. lui è regale. dispensa dolcezza, senza chiedere nulla. a parte qualche croccantino. ma è felice. o almeno, così sembra. forse son già come lui. ma non c'è una persona come me al mio fianco. e quindi non posso esser compreso. come gatto persiano. dormo poco. ultimamente. e in generale. e mi piace. poco e spesso. sarebbe l'ideale. in modo da non separare nettamente notte e luce. ma da poter sfruttare entrambi. e con essi i momenti creativi. e quelli tristi. quelli sereni e quelli più cupi. in modo da poter tirar fuori da ogni situazione qualcosa. di migliore. scrivere. e non stare lì a guardare le lancette che girano. o i numerini che aumentano. e arriva l'alba. o forse è il tramonto. come quando torni dalla spiaggia. la sabbia che cade poi resta. per mesi. sui tappetini dell'auto. ed è il ricordo quello. che non si cancella. e non si riesce nemmeno a respirare con quei super-tuboni dei car wash a gettone. 24 ore. ma è possibile, intelligente. aver voglia di lavar la macchina alle 3 di notte. ci siamo spostati. dall'asse. il senso è andato perso. per i più. ma sono i meno che alla fine hanno il lampo di genio. nella speranza che cada nel momento giusto. nel posto giusto. altrimenti resta un abbaglio. l'ennesimo. il solito fastidioso e inutile abbaglio. un'intermittenza. una tempesta di lampi. tuoni e qualche fulmine. un temporale. seguito dall'arcobaleno. così bello. così effimero. così breve. mi commuove e affascina ogni volta. e mi ricorda sempre qualcosa. quella.
Siedo. guardo in questa palla. in questo mondo. e vedo me. la mia mano che sostiene la mia immagine riflessa. e che altro.
struscio la testa contro al cuscino.
aspetto un croccantino..

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e poi passerà anche qualcuno a commentar questo post..