..e ci voleva Moncicci ? !
Eccoci qua, all'ultimo, a gioire per la prima vittoria, nell'ultimo match, di questo sei Nazioni così strambo. Come del resto strano, e affascinante, è tutto il rugby. Più lo seguo, meno amo il calcio. Vittoria all'ultimo minuto, all'ultimo respiro, all'ultima partita. Con un drop (si un drop!) del Mr.Moncicci Marcato qua sopra (che di solito prende i pali, quando va bene). Fuori Botulussi, Mallett ha deciso che doveva esser lui a calciare. E dopo le prime due partite noi tutti ci siamo chiesti perché. Ma evidentemente il Clooney della palla ovale deve esser chiaroveggente o, a scelta, avere qualche Santo in Paradiso. Credo che comunque fosse finito il torneo, nessuno avrebbe messo in discussione, ma tanto meglio concludere con una vittoria, no? e allora eccola qua. In casa. Nel catino Flaminio. E l'emozione è stata forte. Più di tutte le Murphy medie sgolate nell'omonimo locale. Durante il match, e in altre chiaccherate precedenti, si ricordavano (complici i dvd della gazzetta) i tempi di Dominguez che con i suoi drop ci diede una vittoria storica e il pass d'ingresso nell'elite del rugby. Febbraio 2000, l'Italia affronta al Flaminio, nella prima partita del suo primo sei Nazioni, la Scozia campione uscente. Finisce 34-2o. Con 30 (TRENTA) punti di Dominguez (3 drop e 7 piazzati). Lui, coi suoi piedi ci ha portato avanti. E ci si chiedeva come mai, aldilà della spettacolarità, si vedono sempre meno drop. Togliendo Wilkinson (vecchia scuola), al quale Marcato è stato (in un modo imbarazzante) accumunato dal commentatore tv dopo il drop in extremis, in questo torneo ma anche agli ultimi mondiali non ne ricordo molti. Eppure ci si vince. Col cuore, coi piedi, le mani e la testa. E la testa. quella degli avanti che si scontra violentemente con la prima linea avversaria. E in quella del Moncicci. Così triste, così malinconica ma che all'ultimo sa tirar fuori un urlo con corsa alla Tardelli '82. Ma soprattutto nelle mani. Nelle mani di ogni singolo giocatore e in quelle di Gonzalo Canale che finalmente riesce a trattenere un pallone e a schiacciarlo in meta (con grido liberatorio meraviglioso) dopo che Capitan Parisse aveva rubato l'ennesimo pallone. E nelle mani di Clooney che, per forza o per scelta, s'è trovato questo gruppo, con un progetto, e con questi ragazzi ha cercato di portar a casa il possibile che, a esclusione della partita di Cardiff, è stato più che positivo. Una sola vittoria, è vero. Ma due sconfitte (forse tre) subite per colpa nostra. Contro gli Inglesi e in apertura con l'Irlanda. Ma lì c'era ancora Bortolussi, e allora sarebbe facile trovare il colpevole. Ma il rugby non è così. Si vince, si perde. Come squadra. E un solo uomo può trascinare tutti i suoi compagni nel fango e nel pantano più profondo oppure farli decollare verso cieli azzurri dipinti di blu. Come questa volta. Come ha fatto Moncicci, fuori dal suo ruolo. Fuori anche dal mondo, forse. Ma lì, in quel momento. Proprio Lui. Dice che l'ha provato in allenamento. Dice che in quel momento era difficile, difficilissimo. Tutti urlavano, a pochi metri e a pochi secondi dal termine, Travagli si gira, gli passa il pallone e lui, invece di andare a tentar la meta, schiantandosi contro gli scozzesi, butta giù il pallone e lo calcia in mezzo ai pali. Delirio. Contro il Galles invece c'erano stati i pali e tutto il Millenium contro. E fa sorridere (e pensare). L'anno scorso avevamo battuto proprio i gallesi che anche al mondiale avevano deluso. E invece quest'anno ti fanno il Grande Slam piallando tutti quanti. Con una vittoria a Twickenham che nessuno si aspettava, contro gli Inglesi (vice campioni del mondo) vera delusione del torneo, Wilkinson ovviamente a parte. Squadre vecchie non solo più nelle tradizioni, come anche quella irlandese. E allora l'augurio è quello di, l'anno prossimo, ritrovarsi con un gruppo, giovane e coeso, più compatto e con quei problemini di touche e ruck risolti pronto, come sempre, a battersi per la gloria e la maglia. Crederci sempre è d'obbligo. E l'anno prossimo a Twickenham cantaremo anche noi..